Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dai sustentamento.
Il vento corre libero e selvaggio, attraversa la terra con forza mutevole: a volte sussurra, altre volte grida, portando con sé le voci e i racconti della vita da un orizzonte all’altro.
Nel pensiero di Francesco d’Assisi, ogni manifestazione naturale è espressione della volontà divina e parte integrante dell’armonia del creato. Diversamente dalla concezione moderna, che associa vento e pioggia al maltempo, egli non distingue tra fenomeni “buoni” e “cattivi”: tutto ciò che esiste – il sole come la tempesta, la quiete come il turbine – è dono di Dio e parte del grande equilibrio che sostiene la vita. Francesco loda il Signore tanto per il cielo limpido quanto per quello carico di nubi, riconoscendo nella mutevolezza della natura la costanza dell’amore divino.
Nella scultura, il vento prende forma attraverso una serie di spirali dinamiche che avvolgono la figura di un albero spoglio, simbolo della terra e della sua ciclicità. Il turbine solleva e disperde i semi tra le correnti, affinché possano germogliare altrove e dare origine a nuova vita.
L’opera diventa così una metafora visiva del rinnovamento perpetuo della creazione, dove distruzione e rinascita convivono in un medesimo respiro vitale, un soffio che unisce cielo e terra.