Le Opere

Cantico delle creature
Pace con la Terra
Pace sulla Terra

IL SINDACO DI JESOLO CHRISTOFER DE ZOTTI

Ascolta la presentazione (in italiano | English):

Il Cantico delle Creature è un inno alla bellezza del creato ma anche una chiamata a vivere in armonia con ogni forma di vita. La sua semplicità e profondità ci ricordano che la Terra non è un luogo che dobbiamo dominare, ma una casa condivisa, dove ogni creatura, ogni elemento naturale, è nostro fratello e nostra sorella.

 

Ogni granello di sabbia che compone queste meravigliose sculture è come una piccola parte di un tutto che, sebbene fragile, è capace di darci grandi lezioni di vita: la bellezza della semplicità, la forza della comunità, e la necessità di prendersi cura del nostro mondo come una famiglia. In un periodo in cui ci troviamo spesso a riflettere sul nostro ruolo in questo vasto e complesso universo, il Cantico delle Creature ci invita a non sentirci isolati, ma parte di un tutto, in un rapporto di reciproco rispetto con il nostro pianeta. In questa visione di comunione universale trova spazio anche l’inclusività, intesa come valore che abbraccia le differenze e riconosce la ricchezza di ogni persona. Così come il creato è fatto di molteplici forme di vita, anche la nostra comunità si fonda sulla diversità di esperienze, culture e sensibilità che, unite, danno forza e significato al vivere insieme. Accogliere l’altro non è solo un gesto di solidarietà, ma un modo per rendere più piena e armoniosa la nostra umanità.

 

Jesolo, come ogni anno, si veste di arte e cultura, e lo fa con la consapevolezza che eventi come questo sono occasioni di crescita, non solo per chi partecipa, ma per l’intera comunità. Insieme, con il contributo di tanti artisti, associazioni e volontari, siamo riusciti a realizzare un’esposizione che, oltre a incantare i nostri sensi, ci spinge a riflettere sul nostro rapporto con la natura e sul valore della sostenibilità.

 

Vi invito a vivere questo momento con meraviglia, ma anche con consapevolezza. Ogni visita a questa mostra è un passo verso una maggiore comprensione di come possiamo vivere in modo più armonioso e rispettoso verso il nostro mondo.

IL DIRETTORE ARTISTICO DAVID DUCHARME (CANADA)

Ascolta la presentazione (in italiano | English):

Il team di Terra Sculpta ha nuovamente l’opportunità di realizzare opere d’arte per il Jesolo Sand Nativity. Quest’anno intendiamo creare un luogo di meraviglia che esplori la nostra connessione con il mondo, un risultato possibile solo grazie alla collaborazione e al sostegno di numerose persone e organizzazioni impegnate.

 

La semplicità del Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi continua a offrire oggi una guida senza tempo su come potremmo vivere. Più che un semplice inno, è una dichiarazione radicale di parentela con il mondo naturale, che ci ispira a riflettere profondamente sul nostro rapporto con l’ambiente.

 

Tutti noi ci fermiamo a interrogare il nostro scopo su questo pianeta, lottando per trovare un significato in un mondo sempre più complesso. Guardiamo fuori e dentro di noi, cercando un punto di ancoraggio per la nostra esistenza. San Francesco ci indica una verità semplice e immediata: le creature che ci circondano non sono solo risorse o paesaggi, ma famiglia.

 

Chiama le creature fratelli e sorelle, trasformando gli elementi da oggetti inanimati in membri amati di una casa condivisa. Questa prospettiva sfida l’isolamento autoimposto che molti di noi avvertono. Gli alberi, gli uccelli, i fiori, il vento, persino la terra sotto i nostri piedi—sono sempre presenti e fondamentalmente parte di noi. Respirano la stessa aria e sono soggetti alle stesse leggi divine o cosmiche.

 

Il Cantico è un invito a superare l’idea di semplice custodia o conservazione e a entrare in una parentela ecologica. Ci ricorda che il nostro benessere individuale è indissolubilmente legato alla salute e alla vitalità degli ecosistemi che ci circondano.

 

Questo cambiamento di prospettiva rappresenta forse la risposta più significativa alle nostre domande esistenziali. Il nostro scopo non è dominare, ma armonizzarci; il nostro significato non si trova nella separazione, ma nella nostra integrazione all’interno di questa vasta, splendida e interconnessa famiglia della vita. Il Cantico ci insegna che gratitudine, umiltà e meraviglia verso la creazione sono le sorgenti della vera pace e di un’esistenza sostenibile.

Le Sculture di Sabbia

Scultura Contesto Storico di Slava Borecki (Ucraina) e La scelta radicale di San Francesco di Radovan Zivny (Repubblica Ceca)
Credits: Città di Jesolo

CONTESTO STORICO
Scultore: Slava Borecki (Ucraina)

Francesco d’Assisi (1181/1182 – 1226) visse in un periodo di profondi mutamenti nella storia d’Italia e d’Europa, segnato da tensioni politiche, sociali e religiose. L’Italia era frammentata in città-Stato spesso in lotta tra loro o al loro interno, mentre si affermava la borghesia urbana dei mercanti, artigiani e banchieri, nuova protagonista della vita economica e civile. Anche Francesco proveniva da una famiglia borghese agiata. La Chiesa cattolica, pur detenendo grande potere, era oggetto di crescenti critiche per la sua ricchezza e distanza dai valori evangelici, alimentando un diffuso desiderio di rinnovamento spirituale.
La scultura qui presentata interpreta tale contesto attraverso la figura di Papa Innocenzo III, immerso in una trama di croci che ne definisce lo spazio simbolico. In sommità compare la data 1204, anno della Quarta Crociata, evento che segnò una profonda frattura tra il mondo cattolico e quello ortodosso. Le croci, dai bracci telescopici, alludono al movimento, al mutamento e alla libertà d’interpretazione del messaggio religioso. Il fusto della croce principale, al cui interno è rappresentata una tipica architettura religiosa gotica, appare distorto, fortemente inclinato, evoca la crisi dei dogmi e la tensione tra fede e potere. Sul lato sinistro, una scatola colma di denaro e ricchezze grava sulla struttura, simbolo tangibile del peso della materialità e della corruzione che minavano la purezza del messaggio evangelico.

Scultura Contesto Storico di Slava Borecki (Ucraina) e La scelta radicale di San Francesco di Radovan Zivny (Repubblica Ceca)
Credits: Città di Jesolo

LA SCELTA RADICALE DI SAN FRANCESCO
Scultore: Radovan Zivny (Repubblica Ceca)

In un’epoca segnata da profondi contrasti sociali, politici e religiosi, San Francesco d’Assisi rappresentò una risposta radicale e innovativa: rifiutò la ricchezza e il potere, abbracciando la povertà evangelica e scegliendo di vivere accanto ai poveri, agli emarginati e agli ultimi. Con la fondazione dell’Ordine dei Frati Minori, propose un modello di vita fondato sulla fraternità, sulla pace e sul rispetto per ogni creatura, restituendo alla fede cristiana la sua dimensione più autentica e universale. La sua esistenza divenne così una testimonianza profetica di ritorno al Vangelo e alla semplicità, in un mondo attraversato da conflitti e disuguaglianze.
In questa scultura prende forma il nucleo ideale dell’intera esposizione: Francesco, rappresentato secondo la sua iconografia tradizionale, è circondato dagli animali che ne riconoscono la presenza pacificatrice. Gli uccelli, simbolo di libertà e prossimità al divino, si librano nella parte alta della composizione, mentre ai suoi piedi il lupo e il cervo, figure di natura istintuale e contrastante, trovano un equilibrio armonioso grazie alla sua intercessione. L’opera diviene così metafora dell’unione possibile tra le diversità e del superamento del conflitto attraverso la fede, la compassione e l’armonia con il creato.

Sculture Creazione ferita di Enguerrand David (Belgio) e Un mondo nuovo è possibile di Michela Ciappini (Italia)
Credits: Città di Jesolo

LA CREAZIONE FERITA
Scultore: Enguerrand David (Belgio)

Il nostro tempo è segnato da guerre, crisi economiche, emergenza climatica, disgregazione delle Istituzioni multilaterali e da una digitalizzazione che sfida la governance e accentua le disuguaglianze. Il creato, ferito, mostra segni evidenti di sofferenza: cambiamenti climatici, inquinamento di aria, acqua e suolo, sfruttamento eccessivo delle risorse, consumo insostenibile e crisi ambientale e sociale.
La brama di dominio assoluto dell’uomo sulla natura ha spezzato l’armonia tra uomo, Dio e creato. La cultura dello scarto ha sostituito quella della cura, come ci ricorda Papa Francesco. Ci interroghiamo: che tipo di umanità vogliamo essere? Che mondo lasceremo alle nuove generazioni? Il creato non è solo un ambiente da preservare, ma una relazione da guarire.
In quest’opera, l’artista rappresenta una terra secca e una foresta bruciata. Gli strumenti che un tempo simboleggiavano il progresso – un trattore, un barile, alcuni oggetti sparsi – sono crepati come il terreno che li sosteneva. Il paesaggio arido, pietrificato e solcato da fratture, ospita un trattore ormai corrotto, simbolo della società industriale che consuma e altera la natura. Nulla si muove; il tempo non è più scandito dalla presenza umana. Ciò che rimane sono le tracce di ciò che credevamo di controllare. La ferita non è più portata dai corpi, ma dalla terra stessa: un paesaggio svuotato, fratturato, abbandonato dalle stesse specie che lo hanno sfruttato ed esaurito.

Sculture Creazione ferita di Enguerrand David (Belgio) e Un mondo nuovo è possibile di Michela Ciappini (Italia)
Credits: Città di Jesolo

UN MONDO NUOVO È POSSIBILE
Scultrice: Michela Ciappini (Italia)

Riscoprire il senso di responsabilità etica e spirituale verso la Terra e verso ogni essere vivente è la sfida del nostro tempo. Segni di speranza emergono con forza: cresce la coscienza ecologica, soprattutto tra i giovani; si moltiplicano le iniziative legate alla sostenibilità, all’economia circolare e all’agricoltura rigenerativa; religioni, scienze e movimenti sociali si incontrano in un comune cammino di conversione ecologica integrale. Stiamo comprendendo che il benessere di ciascuno dipende dal benessere di tutti: come una cultura distruttiva colpisce il mondo intero, così i semi della rinascita possono diffondersi con effetto contagioso, come un battito d’ali di farfalla che genera speranza e solidarietà. In questa visione, l’amore diventa forza che unisce e trascende ogni barriera, aprendo la strada a una nuova armonia fondata su scelte consapevoli, stili di vita sobri e una spiritualità che riconnette l’uomo al dono della vita.
I due artisti traducono questa riflessione in una grande composizione simbolica: al centro di una foresta, emblema del mondo contemporaneo, si erge un albero dai due volti – a sinistra secco e bruciato, a destra verde e rigoglioso. In contrapposizione, il lato vitale accoglie il Ginkgo Biloba, un cavallo e una giovane donna, segni di rinascita e continuità. Le forme ascendenti si intrecciano in un moto comune verso l’alto, rappresentando la cooperazione armonica tra uomo, natura e futuro condiviso.

Scultura Fratello Sole di Pedro Mira (Portogallo)
Credits: Città di Jesolo

FRATELLO SOLE
Scultore: Pedro Mira (Portogallo)

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole, lo qual’è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.

 

Nella visione cosmica che il Cantico delle Creature offre, San Francesco riconosce negli elementi naturali dei fratelli e delle sorelle uniti in una comune lode al Creatore. Tra essi, il sole riceve una particolare attenzione: è luce che illumina e riscalda, ma soprattutto è segno visibile della presenza divina. Per Francesco, il sole diviene simbolo del Signore stesso, fonte di vita e di amore. Egli ne celebra la bellezza e la forza nonostante, al tempo della composizione del Cantico, la sua vista fosse ormai gravemente compromessa e la luce gli procurasse dolore.
In quest’opera, il bagliore solare è protagonista assoluto: da un punto d’origine si espande in un movimento spiraliforme, irradiando energia e abbracciando ogni cosa nel proprio calore. La figura del santo, immersa in questa luminosità trascendente, si fa tramite tra il cielo e la terra, tra la luce divina e l’umanità che essa riscalda.
L’artista pone il sole al centro della composizione, evidenziandone non solo il valore simbolico nella tradizione cristiana, ma anche il suo significato universale, condiviso da molte culture e religioni – dal buddhismo allo shintoismo – come principio di vita e di armonia cosmica.
Nella luce che tutto pervade, Francesco riconosce il divino in ogni foglia, in ogni fiamma, nel soffio vitale che unisce tutte le creature. Da questa profonda spiritualità francescana, che l’artista sente come propria, nasce l’opera: una meditazione visiva sulla luce come manifestazione dell’amore universale.

Scultura Sorella Luna e Stelle di Vadim Gryadov (Russia)
Credits: Città di Jesolo

SORELLA LUNA E STELLE
Scultore: Vadim Gryadov (Russia)

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle,
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

 

Il Cantico delle Creature restituisce una visione cosmica e fraterna dell’universo, in cui sole, luna, stelle, vento, acqua, fuoco e perfino la morte sono riconosciuti come fratelli e sorelle. Nella lode che Francesco innalza al Signore, la meraviglia per il creato diventa preghiera: ogni elemento, con la sua bellezza e la sua funzione, partecipa all’armonia universale della vita.
All’interno di questa contemplazione, Sorella Luna e le Stelle emergono come simboli di luce notturna e di dolcezza, presenze che accompagnano l’uomo nel silenzio e nel mistero della notte. La luna, da sempre legata ai sogni e all’immaginario umano, attraversa secoli di poesia, musica e arte come figura di tenerezza e malinconia.
Nella scultura, l’artista interpreta questo tema attraverso una delicata personificazione: la luna assume le sembianze di una madre che, in un gesto di infinita dolcezza, culla e canta una ninna nanna alle sue figlie, le stelle. Le tre figure, distese e appena sfiorate da un tocco leggero, evocano un abbraccio intimo, familiare, in cui si fondono luce e affetto.
In questa immagine, la simbologia francescana si traduce in una celebrazione dell’amore universale, forza capace di unire cielo e terra, materia e spirito, e di trascendere i confini del tempo e dello spazio.

Scultura Il lupo. Oltre ogni paura e diffidenza di David Ducharme (Canada)
Credits: Città di Jesolo

IL LUPO. OLTRE OGNI PAURA E DIFFIDENZA
Scultore: David Ducharme (Canada)

La scultura tattile rappresenta una delle principali novità dell’edizione 2025 del Sand Nativity. Questo intervento è stato concepito come progetto di inclusione sociale, affinché anche le persone non vedenti possano avvicinarsi e comprendere questo particolare linguaggio artistico.
L’opera è stata modellata mettendo volutamente in evidenza le diverse fasi del processo scultoreo: la forma squadrata del blocco richiama lo stadio iniziale da cui prende avvio il lavoro dell’artista; le parti sbozzate testimoniano il primo approccio tridimensionale; infine, le sezioni più dettagliate, in questo caso il muso dell’animale, presentano una rifinitura accurata. Al tatto, il materiale restituisce tutta la propria matericità: la tipica granulosità della sabbia, ma anche la solidità ottenuta grazie allo specifico metodo di compattazione.
Significativa anche la scelta del soggetto nel contesto della mostra. Non è stato scelto l’agnello, ma il lupo, l’animale simbolo di potenza e pericolosità. Il lupo suscita ammirazione e rispetto, emblema di forza, saggezza e libertà selvaggia. Bisogna starsene lontani. Eppure Francesco non esiterà a parlargli, a offrirgli amicizia perché anche il lupo è creatura di Dio. Non si può non vedere una sfida che questa esperienza ci chiede: superare ogni barriera, ogni resistenza per poter toccare una scultura, toccare il lupo, cioè farsi vicino a ciò che consideriamo più lontano da noi.
Per garantire la piena fruibilità dell’esperienza tattile, il muso del lupo è stato trattato con un sottile strato di colla, che ne assicurerà la resistenza al contatto dei visitatori durante i due mesi di esposizione.

Scultura Fratello Vento di Jakub Zimacek (Repubblica Ceca)
Credits: Città di Jesolo

FRATELLO VENTO
Scultore: Jakub Zimacek (Repubblica Ceca)

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dai sustentamento.

 

Il vento corre libero e selvaggio, attraversa la terra con forza mutevole: a volte sussurra, altre volte grida, portando con sé le voci e i racconti della vita da un orizzonte all’altro.
Nel pensiero di Francesco d’Assisi, ogni manifestazione naturale è espressione della volontà divina e parte integrante dell’armonia del creato. Diversamente dalla concezione moderna, che associa vento e pioggia al maltempo, egli non distingue tra fenomeni “buoni” e “cattivi”: tutto ciò che esiste – il sole come la tempesta, la quiete come il turbine – è dono di Dio e parte del grande equilibrio che sostiene la vita. Francesco loda il Signore tanto per il cielo limpido quanto per quello carico di nubi, riconoscendo nella mutevolezza della natura la costanza dell’amore divino.
Nella scultura, il vento prende forma attraverso una serie di spirali dinamiche che avvolgono la figura di un albero spoglio, simbolo della terra e della sua ciclicità. Il turbine solleva e disperde i semi tra le correnti, affinché possano germogliare altrove e dare origine a nuova vita.
L’opera diventa così una metafora visiva del rinnovamento perpetuo della creazione, dove distruzione e rinascita convivono in un medesimo respiro vitale, un soffio che unisce cielo e terra.

Scultura Sorella Acqua Fratello Fuoco di Charlotte Koster (Paesi Bassi)
Credits: Città di Jesolo

SORELLA ACQUA FRATELLO FUOCO
Scultrice: Charlotte Koster (Paesi Bassi)

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte,
et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

 

Acqua e fuoco, sorella e fratello, danzano insieme in un equilibrio di opposti. L’una, preziosa e casta, purifica e dona vita; l’altro, robusto e ardente, illumina la notte e riscalda il cuore. Francesco li contempla in silenzio, rapito dall’armonia che nasce dall’incontro tra forze tanto diverse e complementari.
Nel cuore della scultura l’elemento dominante è l’acqua, colta nel suo moto continuo e vitale. San Francesco appare sereno, immerso nella contemplazione delle onde che si sollevano e si abbassano in un ritmo pacato, quasi respirando. Le superfici increspate evocano una sfera d’acqua che affiora e scompare, simbolo della vita che nasce, si trasforma e ritorna. Intorno a lui, l’acqua sembra danzare, mentre nella mano destra il santo regge una coppa di fuoco, fiamma che illumina e riscalda, e con la sinistra sfiora il petto in un gesto intimo di comunione e amore.
L’opera diventa un inno alla complementarità degli elementi, alla loro necessaria coesistenza: la purezza dell’acqua e la forza del fuoco si fondono in una stessa armonia spirituale. Chi osserva la scultura può quasi percepire un paesaggio sonoro: il mormorio dell’acqua, il crepitio della fiamma, il silenzio della preghiera. Un invito a sostare e ad entrare, come Francesco, in profonda risonanza con la creazione.

Scultura Madre Terra di Nicola Wood (Inghilterra)
Credits: Città di Jesolo

MADRE TERRA
Scultrice: Nicola Wood (Inghilterra)

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

 

San Francesco nutriva un profondo legame con la natura e la vegetazione, tanto da ordinare che negli orti dei conventi fosse sempre lasciato uno spazio per fiori e piante spontanee. In questa scultura, l’artista rende visibile l’eterno ciclo della vita, della nascita, della decomposizione e del rinnovamento, celebrando la forza vitale e generatrice della Terra.
Al centro della composizione, una figura materna intrecciata a radici e fiori simboleggia il legame sacro tra l’umanità e la natura. Il suo corpo accoglie e nutre la nuova vita, ricordando che ogni creatura condivide lo stesso soffio divino e proviene dalla medesima terra.
Qui l’umiltà non si manifesta come debolezza, ma come consapevolezza del nostro posto nel creato: vicini alla terra, dipendenti da essa e grati per il sostegno che ci offre. La scultura, attraverso immagini di decomposizione e rinascita, afferma che tutto ritorna alla terra e che dall’humus nasce nuova vita, in un ciclo perpetuo.
L’opera invita il visitatore a meditare sull’umiltà dell’esistenza: è nell’essere prossimi alla terra e rispettosi del suo ritmo che si scopre la massima dignità umana e l’armonia con il mondo che ci sostiene, un insegnamento che riecheggia profondamente nel pensiero francescano.

Scultura Sorella Morte di Susanne Ruseler (Paesi Bassi)
Credits: Città di Jesolo

SORELLA MORTE
Scultrice: Susanne Ruseler (Paesi Bassi)

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

 

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

 

L’artista olandese concepisce la scultura come un dialogo tra Vita e Morte: la prima incarnata da una giovane donna, la seconda da uno scheletro. Non si tratta di un incontro ostile, ma di una presenza necessaria e silenziosa, compagna della vita stessa. Le due figure, sedute fianco a fianco, contemplano l’esistenza, simboleggiata dalle farfalle, le cui ali riflettono le sfumature delle emozioni umane. Un arco di rami d’ulivo le avvolge con grazia, piegandosi dolcemente, emblema di pace e di riconciliazione tra ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà.
L’opera ci ricorda che perdono e pace non nascono dall’oblio, ma dalla comprensione. Nella consapevolezza della morte, la vita si rivela nella sua autenticità: ogni respiro, ogni gesto, ogni istante acquistano pienezza e significato. In questo incontro tra vita e morte, i nostri occhi si fanno più limpidi; impariamo a vivere con serenità e ad amare con profondità. Francesco, che nel Cantico accoglie ogni creatura, riconosce tra coloro che affrontano la sofferenza con coraggio e invita al perdono, nel segno dell’amore divino.
Se l’uomo considera spesso la morte un nemico, la scultura suggerisce una prospettiva diversa: non poter morire sarebbe una condanna ancora più grande. Parte integrante della creazione, la morte è accolta e ringraziata nel Cantico delle Creature, ricordandoci che ogni aspetto dell’esistenza, anche quello più temuto, possiede dignità e valore.

Scultura Meraviglia di Hanneke Supply (Belgio)
Credits: Città di Jesolo

MERAVIGLIA
Scultrice: Hanneke Supply (Belgio)

Ritornare bambini significa ritrovare occhi limpidi e puri, capaci di meravigliarsi anche davanti alle piccole cose: gli alberi in fiore, il mare in burrasca, il volo di un uccello. Le esperienze della vita, con i loro filtri, pregiudizi e abitudini, spesso ci impediscono di percepire la bellezza che ci circonda. Eppure il bambino che siamo stati resta accovacciato dentro di noi. L’artista ci invita a un atto di coraggio: lasciar emergere quel bambino, recuperare lo sguardo capace di stupore e un cuore pronto a riassaporare la bellezza.
La scultura raffigura un bambino che contempla la natura con meraviglia. Il tronco sinuoso di un albero, imponente ma modellato con grazia, accoglie forme di vita animale — uccelli, volpi, piccoli abitanti del bosco — e diventa simbolo della perfetta armonia tra forza e delicatezza.
L’opera invita a riflettere sulla curiosità dell’infanzia, sull’innocenza dello sguardo e sul legame profondo tra l’essere umano e la natura. Esorta il visitatore a riconnettersi con il proprio bambino interiore, quella parte di sé che continua a stupirsi davanti al mistero e alla bellezza del mondo naturale, e a riscoprire la gioia semplice di vivere in armonia con tutto ciò che ci circonda.

Scultura Natività di Marielle Heessels (Paesi Bassi) - Nikolai Torkhov (Russia) - Inese Valtere (Lettonia)
Credits: Città di Jesolo

NATIVITÀ
Scultori: Marielle Heessels (Paesi Bassi), Nikolai Torkhov (Russia), Inese Valtere (Lettonia)

L’imponente scultura che conclude la mostra propone una cornice fortemente naturale per la scena della Natività. Come da tradizione, la nascita avviene all’interno di una grotta, ma gli artisti scelgono di incorniciare la scena con elementi organici che richiamano l’amore per la natura, così caro a Francesco.
Sul lato destro, i pastori immergono il visitatore in una visione onirica e raccolta: le pecore si perdono nell’infinito delle nuvole e una dolce ninna nanna accompagna silenziosamente l’osservazione della scena. Sul lato sinistro, i Re Magi offrono i loro doni e la loro saggezza: la saggezza della cooperazione e della pace tra le persone, la saggezza dell’ecologia e della cura del creato, la saggezza della protezione del clima, che ci ricorda di rispettare i ritmi e i processi naturali.
Al centro, la Natività, nella sua maestosità, simboleggia la rinascita della speranza: ogni bambino che nasce è un segno di futuro e di fiducia nel mondo. La scena è illuminata dalla luce divina dello Spirito Santo, che sovrasta la grotta, e dalla luce terrena di Giuseppe, che guida e protegge il neonato attraverso le tenebre, invitando il visitatore a riconoscere la promessa di nuova vita e armonia tra l’uomo e la natura.