Le Opere

Sculture di Pace

Il tema scelto per la ventesima edizione di Jesolo Sand Nativity 2022 è “Sculture di Pace”.
Un percorso di dieci sculture realizzate da 15 artisti internazionali che si sono confrontati sul tema della pace ispirandosi sia a episodi evangelici, sia a fatti storici. Sullo sfondo il tragico conflitto in Ucraina che sconvolge il cuore e la coscienza dell’Europa e che, come ha ricordato Papa Francesco, richiede una forte volontà collettiva a favore della pace.
In questo contesto assume un valore molto significativo la visita a Jesolo di monsignor Oleksandr Yazlovetskyi, vescovo ausiliare di Kiev, che il 7 e 8 dicembre incontrerà le istituzioni e la cittadinanza jesolana, oltre alla comunità ucraina, e parteciperà all’inaugurazione del Presepe di Sabbia, rafforzando il messaggio per la “costruzione della pace” che l’Amministrazione comunale ha voluto fortemente in questa edizione.
Il messaggio di Jesolo per il Natale si arricchisce dunque di significato: la Città si propone non solo come meta di un pellegrinaggio (“…come i pastori si misero in cammino per raggiungere Betlemme, dove in una grotta era nato Gesù.”), ma anche per visitare un incontro di Pace che ha come scenario un’Opera d’Arte unica nel suo genere perché scolpita in 1.000 tonnellate di sabbia dolomitica da 15 artisti internazionali, tra i migliori del mondo.

Le Sculture di Sabbia

La scultura La Pace tra Dio e gli esseri viventi.
Prima bozza grafica della scultura. L’opera potrà subire delle modifiche in corso di scolpitura.

La Pace tra Dio e gli esseri viventi
Scultori: Pedro Mira, Ferenc Monostori

dal Libro della Genesi
“Questo è il segno dell’alleanza,
che io pongo tra me e voi
e ogni essere vivente che è con voi,
per tutte le generazioni future”

 

L’opera intende rappresentare i simboli dell’alleanza fra Dio e l’uomo e fa riferimento in particolare all’episodio tratto dal libro della Genesi in cui Noè, dopo i lunghi mesi trascorsi nell’arca, fa uscire una colomba per verificare se le acque si siano ritirate. La colomba ritorna con una fresca foglia di ulivo nel becco. Quello è il segno tanto atteso: Noè comprende che il diluvio è cessato, la terra è finalmente asciutta e Dio ha fatto pace con gli uomini.
L’artista pone in primo piano la colomba della pace, protagonista assoluta di quest’opera che, posta all’entrata della mostra, ne evidenzia subito il tema. Sullo sfondo l’arca in trepida attesa del messaggio di Dio. La scena è idealmente illuminata dai raggi dell’alba, segno di un nuovo inizio.

La scultura La città di Gerusalemme.
Prima bozza grafica della scultura. L’opera potrà subire delle modifiche in corso di scolpitura.

La Città di Gerusalemme
Scultrice: Agnese Rudzite-Kirillova

Gerusalemme è considerata “città Santa” da cristiani, ebrei e musulmani.
Sin dall’antichità, la sua posizione privilegiata tra il Mar Mediterraneo e il Mar Morto ha reso Gerusalemme uno dei luoghi più strategici del medio Oriente. Nel corso della sua storia la città è stata distrutta e ricostruita più volte e in numerose altre occasioni assediata e conquistata.
Il Muro del Pianto, l’unico reperto rimasto del secondo tempio distrutto dall’esercito romano nel 70 d.C., è il testimone della lunga e sofferta storia di una città che ancora oggi vive alla continua ricerca della pace.
Sullo sfondo la città moderna con i suoi monumenti più famosi mentre in primo piano l’artista ricostruisce una scena al tempo di Gesù.

La scultura La parola di pace di Gesù.
Prima bozza grafica della scultura. L’opera potrà subire delle modifiche in corso di scolpitura.

La parola di Pace di Gesù
Scultrice: Marielle Heessels

dal Vangelo di Luca
“Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: «Pace a questa casa!». Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.”

 

La scena riprende l’episodio del vangelo in cui Cristo invia i discepoli a predicare e ad annunciare la pace casa per casa. Settantadue erano le nazioni della terra, secondo la tradizione ebraica; a questa moltitudine Gesù invia solo una coppia di discepoli per ogni città e per giunta in veste di agnelli: un piccolo esercito debole e umile, senza armi né arroganza, eppure talmente forte e vittorioso da cambiare il cuore degli uomini e il corso della storia.
La scultrice rappresenta una scena in cui i discepoli portano la parola di Cristo di casa in casa; indossano vestiti laceri e sono accerchiati da sguardi di diffidenza e curiosità.

La scultura La cattura di Gesù.
Prima bozza grafica della scultura. L’opera potrà subire delle modifiche in corso di scolpitura.

La cattura di Gesù
Scultrice: Helena Bangert

dal Vangelo di Matteo
“Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno.»”

 

Gesù si appresta a bere il calice della Passione e tuttavia non perde l’occasione per consegnare ai discepoli e a tutti i cristiani un messaggio universale di non violenza.
I primi cristiani seppero opporre alla violenza la non violenza e subito il potere si sentì più minacciato da quest’arma che dalla spada.
Afferma M.L. King: “Al cuore della non violenza c’è il principio dell’amore. L’amore è l’unica forza che può essere data o ricevuta senza che siano in alcun modo danneggiati né chi dà né chi riceve”.
La scultura mette in evidenza questo concetto, rappresentando Gesù nell’istante in cui, con la mano destra, ferma la reazione violenta del discepolo che ha colpito il servo all’orecchio.

La scultura L'incontro tra Francesco d'Assisi e l'Islam.
Prima bozza grafica della scultura. L’opera potrà subire delle modifiche in corso di scolpitura.

L’incontro tra Francesco d’Assisi e l’Islam
Scultori: Hanneke Supply, Jakub Zimacek

La scultura ritrae lo storico incontro tra Francesco di Assisi ed il sultano di Egitto al-Malik al-Kamil avvenuto nel 1219. Si narra che Francesco abbia intrapreso questo viaggio per concordare la pace tra crociati e musulmani allora in guerra per la città santa di Gerusalemme.
Dieci anni dopo questo incontro, testimoniato sia da scritture francescane e occidentali sia da scritture arabo-musulmane, fu stipulato un patto di pacificazione per Gerusalemme, uno dei primi accordi di pace storici conseguito attraverso il dialogo.
“Sono trascorsi ottocento anni dall’incontro tra Francesco d’Assisi e Malek al-Kamel. Ed è la sincera volontà di dialogo ciò cui sono chiamati anzitutto i Paesi e le istituzioni, per garantire futuro all’umanità.
La pace è un diritto iscritto nelle coscienze e rappresenta l’aspirazione più profonda di ogni persona, appena alza lo sguardo oltre il proprio presente”, queste le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 4 ottobre ad Assisi per le celebrazioni di san Francesco.
Lo storico episodio è stato raffigurato anche da Giotto, “Francesco incontra il Sultano”, nella basilica di San Francesco ad Assisi.

La scultura L'ultima cena.
Prima bozza grafica della scultura. L’opera potrà subire delle modifiche in corso di scolpitura.

L’ultima cena
Scultori: Susanne Ruseler, David Ducharme

dal Vangelo di Giovanni
“Vi lascio la pace, vi do la mia pace.
Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”.

 

Gesù è seduto con i discepoli per l’ultima cena, sapendo di dover affrontare il percorso della Croce.
Ai discepoli annuncia il dono della pace. È l’ultimo messaggio che Cristo consegna ai discepoli e quindi a tutti i cristiani; è l’eredità che Gesù ha lasciato a ciascuno di noi e alle generazioni future.
Giovanni Paolo II nella giornata mondiale per la pace 2002 ha proclamato in un discorso quanto mai attuale: “Non c’è pace senza giustizia e non c’è giustizia senza perdono. Con la grazia di Dio il mondo, in cui il potere del male sembra ancora avere la meglio, sarà realmente trasformato in un mondo in cui le aspirazioni più nobili del cuore umano potranno essere soddisfatte, un mondo nel quale prevarrà la vera pace.”
Gli scultori si sono ispirati al celebre affresco di Leonardo Da Vinci, situato presso il refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano.

La scultura La tregua di Natale.
Prima bozza grafica della scultura. L’opera potrà subire delle modifiche in corso di scolpitura.

La tregua di Natale
Scultore: Baldrick Richard Buckle

L’episodio risale al Natale del 1914. Durante il primo conflitto mondiale le truppe britanniche e quelle tedesche stabilirono un cessate il fuoco spontaneo su diverse linee del fronte. Era appena iniziata la guerra di trincea e questi episodi di tregue non autorizzate non furono infrequenti; tuttavia quella del Natale del 1914 sul fronte occidentale rappresentò l’episodio più significativo di tutto il conflitto sia per il gran numero di uomini coinvolti, sia per l’alto grado di partecipazione e fraternizzazione che si sviluppò.
È il segno che l’umanità cercherà sempre la pace, anche a costo di violare i doveri imposti da una visione terrena che intende risolvere i conflitti con la belligeranza.
L’artista ha voluto rappresentare una delle forme in cui si concretizzarono le tregue: da un lato una partita di calcio tra opposto fronti; sul lato opposto il dettaglio della stretta di mano tra gli avversari.
La scena è adornata da fiori di papavero che, soprattutto nel mondo anglosassone, stanno a significare la memoria dei caduti in guerra.

La scultura Il profeta Isaia, messaggero di pace.
Prima bozza grafica della scultura. L’opera potrà subire delle modifiche in corso di scolpitura.

Il profeta Isaia, messaggero di pace
Scultore: Enguerrand David

La scultura vuole rappresentare la pace tra le nazioni evocata dal grande profeta Isaia: “Le spade si faranno aratri, le lance diverranno falci, una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione”. Queste parole del profeta Isaia, vissuto 700 anni prima di Cristo e tramandate fino a noi attraverso i secoli, sono scolpite in una parete all’ingresso delle Nazioni Unite a New York; un messaggio che giunge da un tempo lontano e ancora oggi ricorda all’umanità che la pace è “insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso” (Papa Francesco)
Lo scultore ha voluto rappresentare plasticamente la potenza evocativa dell’annuncio di Isaia: uno dei guerrieri depone per primo le armi; non vuole più combattere, uccidere, distruggere; vuole per sé un’altra vita, coltivare la terra in pace.
La spada, strumento di morte, diventa quindi arnese per il lavoro, utile ad ottenere il cibo.

La scultura della Natività.
Prima bozza grafica della scultura. L’opera potrà subire delle modifiche in corso di scolpitura.

dal Vangelo di Luca
“Un angelo del Signore si presentò ai pastori e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama»”.

 

La nascita di Gesù è accompagnata dal canto degli angeli che proclamano “sulla terra pace agli uomini di buona volontà”.
Questa scultura, scolpita da tre artisti, pone la scena tradizionale della natività al centro dell’opera. L’angelo posto in alto alla scena principale, con la mano destra protegge la Sacra Famiglia mentre con la mano sinistra scongiura la devastazione della guerra.
La nascita di Cristo in un luogo di conflitto e sofferenza vuole essere un messaggio di speranza affinché la pace venga al più presto ristabilita nel cuore dell’Europa e in tutti i Paesi oppressi da guerre dimenticate.

La scultura La luce della pace.
Prima bozza grafica della scultura. L’opera potrà subire delle modifiche in corso di scolpitura.

La Luce della Pace
Scultore: Michela Ciappini

A Betlemme, nella grotta della Natività, arde perennemente da moltissimi secoli una lampada ad olio, alimentata dall’olio donato a turno da tutte le nazioni cristiane della terra, in segno di pace e fratellanza fra i popoli.
La Luce della Pace è una iniziativa internazionale avviata in Austria negli anni ‘80 che consiste nell’accensione di una lampada dalla fiamma di Betlemme e nella distribuzione della luce nella maggior parte dei paesi europei, resa possibile con la collaborazione dei gruppi scout di tutta Europa che portano la luce della pace nei rispettivi paesi. Jesolo Sand Nativity aderisce a questa attività da molti anni ospitando la luce nella scultura della natività; in questa speciale edizione, dedicata al tema della pace, è stata realizzata una apposita opera dedicata a questa storica iniziativa.
Nelle intenzioni della scultrice l’angelo della Pace, dall’alto della sua dimensione celeste, volge lo sguardo all’umanità, rappresentata dai giovani scout che, grazie alla loro forza aggregante, sono fautori e portatori di pace. La formula chimica rappresentata è quella dell’ormone dell’ossitocina, detto anche molecola dell’amore perché favorisce l’empatia, la cura e le relazioni interpersonali. L’autrice intende così eliminare ogni differenza tra gli esseri umani; in quanto dotati tutti di questo ormone, tutti siamo in grado di amare, perdonare, creare la pace.