Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole, lo qual’è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Nella visione cosmica che il Cantico delle Creature offre, San Francesco riconosce negli elementi naturali dei fratelli e delle sorelle uniti in una comune lode al Creatore. Tra essi, il sole riceve una particolare attenzione: è luce che illumina e riscalda, ma soprattutto è segno visibile della presenza divina. Per Francesco, il sole diviene simbolo del Signore stesso, fonte di vita e di amore. Egli ne celebra la bellezza e la forza nonostante, al tempo della composizione del Cantico, la sua vista fosse ormai gravemente compromessa e la luce gli procurasse dolore.
In quest’opera, il bagliore solare è protagonista assoluto: da un punto d’origine si espande in un movimento spiraliforme, irradiando energia e abbracciando ogni cosa nel proprio calore. La figura del santo, immersa in questa luminosità trascendente, si fa tramite tra il cielo e la terra, tra la luce divina e l’umanità che essa riscalda.
L’artista pone il sole al centro della composizione, evidenziandone non solo il valore simbolico nella tradizione cristiana, ma anche il suo significato universale, condiviso da molte culture e religioni – dal buddhismo allo shintoismo – come principio di vita e di armonia cosmica.
Nella luce che tutto pervade, Francesco riconosce il divino in ogni foglia, in ogni fiamma, nel soffio vitale che unisce tutte le creature. Da questa profonda spiritualità francescana, che l’artista sente come propria, nasce l’opera: una meditazione visiva sulla luce come manifestazione dell’amore universale.